Sanremo 2024: ma cos’è la Cumbia? E cos’è la Noia?

Chi ha seguito Sanremo lo sa già. Contro molte aspettative, l’interpretazione de La Rondine – emozionante, struggente – non ha vinto la serata cover mentre la Cumbia della Noia – orecchiabile, piacevole ma non trascendentale – ha vinto il Festival di Sanremo.

La vincitrice Angelina Mango, in un’intervista a Vanity Fair, ha parlato del significato in parte autobiografico di La Noia e, a proposito della Cumbia, ha raccontato di quanto significhi per lei questo ballo che pratica quando ne sente emotivamente bisogno, in cui intravede una precisa metafora di un certo modo di stare al mondo, di affrontare gli eventi.

Ma cos’è la Cumbia?

In origine Cumbiamba era una danza in circolo che uomini e donne neri eseguivano a piedi nudi sulla sabbia, in riva al mare, attorno ad un grande falò. In molte lingue parlate dagli africani il termine “kumb” significa suono, rumore o frastuono. Quando gli africani furono impiegati nelle sterminate piantagioni della Colombia coloniale, le piantagioni stesse furono chiamate kumbè, per via dei suoni e dei rumori che gli schiavi producevano durante il lavoro. Con la fine della schiavitù gruppi di neri, mulatti e zambos organizzarono i propri villaggi sulla coste atlantiche dell’America centrale e continuarono a ballare la cumbiamba facendo falò sul Mar Delle Antille. La cumbiamba mantenne i ritmi e le percussioni africane ma si arricchì con i fiati tipici della cultura indigena e con le voci e il canto tipici della cultura spagnola. Mano a mano il cerchio si ruppe e si trasformò in Cumbia, una danza di coppia molto sensuale, seppur senza contatto.

E che cosa è la noia?

La noia è uno stato emotivo caratterizzato da mancanza di stimoli o interessi. Si sviluppa nel nostro cervello quando gli stimoli che arrivano sono tendenzialmente prevedibili e previsti e la situazione è sotto controllo. Il ricercatore Andrea Pisauro la riassume così: “Non c’è nulla di sorprendente e quindi interessante, nessuno scarto cognitivo che permette di imparare qualcosa, e l’attenzione, che è quel surplus di capacità cognitiva che possiamo dislocare su un aspetto rilevante di quello che accade intorno a noi dice qualcosa tipo, per dirla con Geolier, ‘c’amma fa ca nun ce sta nient a fa, jammocinn ‘, o per dirla come un neuroscienziato cognitivo, semplicemente non serve perchè il task è risolto dalle aree subcorticali in modo più o meno automatico.”

Ma la noia è positiva o negativa?

Secondo uno studio dell’Università di York, si potrebbe dire che c’è un tipo di noia “cattiva”, che genera malessere e irrequietezza, e un tipo di noia “buona”, che favorisce la creatività e la qualità dei ragionamenti. La prima si verifica quando si cerca la soluzione all’esterno ( per esempio nel cibo, nel porno, negli smartphone). Se tendiamo a cercare soddisfazione all’esterno, e non dentro di noi, è probabile che non appena gli stimoli cessano di essere interessanti si ripresenti, e si rafforzi, la noia.

La seconda si verifica quando si cerca la soluzione all’interno, quando ci connettiamo con i nostri pensieri e con le nostre emozioni.

Quando il cervello non deve affrontare stimoli e compiti specifici, la sua attività elettrica si concentra nelle zone deputate alla coscienza di sé e all’elaborazione della propria storia personale. È un flusso di coscienza autoriferita, chiamata dai ricercatori “modalità di default”. È per questo che è così difficile stare in quella situazione, da soli e senza fare niente: perché è in quel momento che siamo più vicini anche al nostro inconscio, alla nostra follia.

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