La vita da grandi: da oggi al cinema il film d’esordio alla regia di Greta Scarano

La vita da grandi sa come conquistare il cuore senza scadere in facili cliché.

Il film affronta l’autismo con una delicatezza rara, evitando stereotipi e sdolcinature, ma emozionando con una sincerità che arriva dritta all’anima. E il pubblico lo ha sentito e dimostrato con applausi scroscianti e un’ondata di messaggi carichi di commozione e affetto che hanno travolto i social dopo la proiezione nell’ultima giornata del Bif&st, sabato 29 marzo.

Irene, una giovane adulta ormai trasferitasi da tempo a Roma, su richiesta della madre, torna nella sua città natale, Rimini, per occuparsi del fratello maggiore autistico, Omar. Come la stragrande maggioranza dei siblings, ossia sorelle e fratelli di persone con disabilità o neurodiversità, Irene si carica del peso di essere una figlia il più autonoma possibile, a Roma ci vive con il suo ragazzo e sta per acquistare casa. Tornata dai suoi, Irene scopre che Omar non intende affatto accollarsi a lei una volta che i genitori non ci saranno più e ha diversi sogni che ben conserva nel cassetto: vuole sposarsi, avere tre figli e diventare un famoso cantante rap, come il suo amato Fabri Fibra. Così, forte di questa volontà, Irene sprona Omar a diventare autonomo, concedendogli di slegarsi dalla morbosità con cui i genitori, costantemente preoccupati per lui, lo hanno sempre trattato infantilizzandolo.

Omar, con l’aiuto della sorella, diventa finalmente “adulto” e prende a liberare il cassetto da quei sogni ben riposti, per iniziare a viverli.

D’altra parte, Irene attraverso questo viaggio, ritrova la sua felicità e le ambizioni di vita perdute da tempo.

La scintilla creativa che ha spinto Greta Scarano a realizzare il suo primo lungometraggio è stata la lettura di Mia sorella mi rompe le balle. Una storia di “autismo normale”, il libro in cui i fratelli Damiano e Margherita Tercon raccontano la loro vita con disarmante autenticità.

“Sono rimasta folgorata dal loro modo di stare al mondo. Cercavo una storia sulle relazioni e sui sentimenti, ma che fosse davvero originale. Il legame tra fratelli è meno esplorato rispetto ad altri rapporti, e ciò che mi ha colpito dei Tercon è la loro capacità di raccontarsi, di superare l’autismo senza mai banalizzarlo, trasmettendo un rapporto così unico e universale da toccare tutti, anche chi non ha esperienza diretta con l’autismo.”

Così la regista ha raccontato la genesi del film durante la conferenza stampa del Bif&st, condividendo la forza di una storia che promette di emozionare e far riflettere.

Matilda De Angelis, sempre più camaleontica tra cinema e TV, interpreta Irene, un ruolo cucito su di lei dalla stessa regista. Con delicatezza, porta in scena la fragilità nascosta dietro la sua forza, schiacciata dal senso di responsabilità verso sé stessa e la famiglia.

Al suo fianco, Yuri Tuci, attore autistico al debutto sul grande schermo, dà voce a Omar, il fratello che si sente all’ombra di Irene. Insieme, cercano di ricucire le crepe di un rapporto complesso.

In Yuri la regista, che ha fortemente voluto un attore autistico per il ruolo di Omar, ha trovato un talento puro, scoperto grazie al suo spettacolo Out is Me.

Greta Scarano ha inseguito questa storia per cinque anni, determinata a scardinare i pregiudizi sull’autismo senza la pretesa di raccontarlo in una forma assoluta e definitiva.

“Non esiste un autismo con la A maiuscola,” sottolinea la regista, e il suo film non vuole incasellarlo, ma esplorare le relazioni umane nella loro complessità, con particolare attenzione a quelle familiari.

La sceneggiatura, scritta da lei assieme a Sofia Assirelli e Tieta Media, ha avuto il supporto di esperti e la consulenza dei fratelli Tercon, garantendo autenticità alla storia. 

Con dolcezza e ironia, il film segue l’evoluzione del legame tra due fratelli, raccontando una vita che, come tante, è straordinaria nella sua unicità.

Supera la retorica di Rain Man, un film che oggi appare datato, come ricorda la regista, perché legato a un’unica e rara forma di autismo, quella dei savant.

Qui, al centro della narrazione non c’è una diagnosi, ma la persona, con tutte le sue meravigliose sfumature.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here