Troppo a lungo abbiamo creduto che il rapporto con il nostro storico alleato potesse rimanere immutato. Abbiamo dato per scontato che l’America sarebbe sempre stata al nostro fianco, militarmente ed economicamente, a difendere quell’Occidente che, dopotutto, è anche la sua culla. Un’illusione. I tempi cambiano, le leadership si evolvono, e con esse i posizionamenti geopolitici. Oggi ci troviamo di fronte a un’America isolazionista, protezionista, persino ostile nei confronti di quella stessa Europa che, ironia della storia, l’ha scoperta, colonizzata e fatta nascere.
Donald Trump non si limita a minacciare il disimpegno militare dalla NATO, a mettere in dubbio l’assistenza economica agli alleati o a destabilizzare i rapporti con Kiev. Ora punta direttamente al cuore dell’economia europea. I dazi che vuole imporre su una vasta gamma di prodotti – dall’acciaio ai beni di lusso – non sono solo una misura protezionistica: sono un atto di guerra commerciale. Una mossa che mette in ginocchio le industrie europee, colpendo in particolare Germania, Francia e Italia, e che rischia di innescare una spirale di ritorsioni, con conseguenze imprevedibili.
Non è la prima volta che accade. La presidenza Trump ha già mostrato il suo volto economico aggressivo tra il 2017 e il 2021. Ma oggi il contesto è diverso: la guerra in Ucraina ha esaurito molte risorse europee, la competizione con la Cina è sempre più serrata, e la frammentazione interna dell’UE la rende vulnerabile. Trump lo sa e gioca d’anticipo. Colpire l’Europa significa affermare un principio: l’America prima di tutto, gli alleati dopo – se mai avranno ancora questo status.
Eppure, c’è qualcosa di paradossale in tutto questo. Gli Stati Uniti, che oggi trattano l’Europa come un rivale economico, esistono proprio grazie all’Europa. La scoperta dell’America non è stata un’impresa isolata: è il frutto dell’espansione e dell’iniziativa europea. Coloni britannici, francesi, spagnoli, italiani hanno costruito quella che oggi è la più grande potenza del mondo. Ma a quanto pare, la storia non ha alcun peso per chi vuole solo chiudere le proprie frontiere e alzare muri commerciali.
L’Europa ha ora un’ultima occasione per svegliarsi. L’illusione di un’America sempre amica è crollata, e non si può continuare a ignorare la realtà. Se l’UE vuole sopravvivere in questo nuovo ordine globale, deve organizzarsi. Non basta essere un’unione economica, serve una vera integrazione fiscale e militare. Un’Europa che dipende dagli Stati Uniti per la difesa è un’Europa vulnerabile. Un’Europa che non risponde compatta alle sfide economiche globali è un’Europa destinata al declino. Questo è l’ultimo treno: o si sale, o si resta fermi a guardare il mondo che cambia senza di noi.